Accueil | Colloque 2015 | L’universo estetico degli europei

L’universo estetico degli europei

“ Il simbolo cerca di suscitare nell’uomo le sue ali spezzate”

L’universo estetico degli europei

Source : ereticamente.net — Nella cornice prestigiosa della Maison de la Chimie, elegante dimora nel cuore di Parigi, ha avuto luogo un evento importante che ha richiamato relatori francesi ed europei di spicco ed attirato un selezionato pubblico pagante di quasi 900 persone di tutte le età, invitate ad addentrarsi e a respirare nel paesaggio di ‘vetta’ evocato già dal suggestivo titolo dell’incontro : “l’Universo estetico degli europei”.

L’appello lan­cia­to dall’Insti­tut Iliade pour la longue mémoire euro­péenne può essere sin­te­tiz­za­to nelle parole che il pre­si­dente Phi­lippe Conrad ha rivol­to ai pre­sen­ti in aper­tu­ra dei lavo­ri : “La natu­ra come sol­co, l’eccellenza come fine, la bel­lez­za come oriz­zonte, è ques­to l’ultimo mes­sag­gio che ci ha las­cia­to Domi­nique Ven­ner e oggi noi avver­tia­mo chia­ra­mente l’importanza che riveste il ter­zo ele­men­to di ques­to trit­ti­co fon­da­tore”.

L’Institut Iliade che vede la luce pro­prio in segui­to al sacri­fi­cio di Domi­nique Ven­ner, ope­ra con l’intento di tras­met­tere all’attuale gene­ra­zione di euro­pei la consa­pe­vo­lez­za del­la ric­chez­za cultu­rale pro­fu­sa nel tem­po dal­la civil­tà di cui sono figli, affin­ché pos­sa rides­tar­si, attra­ver­so un’azione di peda­go­gia e ricer­ca, il sen­so del suo valore. Come ripor­ta­to anche sul sito dell’Istituzione : “I cit­ta­di­ni attua­li dell’Europa mis­co­nos­co­no il ruo­lo gio­ca­to dal­la loro civi­liz­za­zione nel­la sto­ria del mon­do. Ques­ta can­cel­la­zione memo­riale anti­ci­pa l’accettazione di una spa­ri­zione col­let­ti­va. Rifiu­tan­do tale estin­zione, L’istituto Iliade per la lun­ga memo­ria euro­pea intende ope­rare all’affermazione del­la ric­chez­za cultu­rale dell’Europa e alla riap­pro­pria­zione, da parte degli Euro­pei, del­la pro­pria iden­ti­tà.”

Gli inter­ven­ti − tut­ti di livel­lo note­vole − che si sono suc­ce­du­ti han­no evo­ca­to di fronte alle minacce di estin­zione del­la nos­tra civil­tà, che subisce l’attacco congiun­to del fana­tis­mo isla­mis­ta e del nichi­lis­mo mate­ria­lis­ta occi­den­tale, il tema dell’arte euro­pea come “arte del­la rap­pre­sen­ta­zione”, di un’arte che ha espres­so una crea­ti­vi­tà che ha sapu­to inces­san­te­mente rin­no­var­si nel sol­co del­la tra­di­zione acco­glien­do nel suo seno i contri­bu­ti di sen­si­bi­li­tà dif­fe­ren­ti, ma non dis­cor­di, affio­rate nel cor­so di una sto­ria plu­ri­se­co­lare − dall’epica ome­ri­ca fino all’ “ope­ra d’arte totale” wag­ne­ria­na : un pro­li­fe­rare di segni, imma­gi­ni, suo­ni, una ten­sione rap­pre­sen­ta­ti­va che nasce sul suo­lo di un rap­por­to orga­ni­co con la Natu­ra ed il Sacro che, come sot­to­li­nea­to da Alain de Benoist, dalle ori­gi­ni indo-euro­pee e pre-indoeu­ro­pee, carat­te­riz­za in modo pecu­liare la nos­tra civil­tà man­te­nen­do­si fino all’età moder­na.

Filo­so­fi, scrit­to­ri, poe­ti, foto­gra­fi, musi­co­lo­gi di diver­sa pro­ve­nien­za, da Chris­to­pher Gérard a Jean-Fran­çois Gau­tier a Slo­bo­dan Des­pot, ad Adria­no Scian­ca e Phi­lip Stein, han­no affron­ta­to e svi­lup­pa­to dai ris­pet­ti­vi ango­li visua­li un tema com­ples­so e affas­ci­nante − gra­vi­do di spun­ti per un un “fronte dell’essere” da opporre all’inedia spi­ri­tuale del­la contem­po­ra­nei­tà − vivi­fi­can­do imma­gi­ni lon­tane nel tem­po, ele­men­ti di un reper­to­rio memo­riale che ci accom­pa­gna da sempre inav­ver­ti­to e invi­si­bile ma che non ces­sa di donare sen­so ad ogni nos­tra auten­ti­ca espe­rien­za este­ti­ca e a cos­ti­tuire l’apriori, l’orizzonte tras­cen­den­tale di un più vas­to e comune sen­tire euro­peo.

Come ripe­tu­ta­mente emer­so nelle parole degli inter­ve­nu­ti, dal­la Vit­to­ria di Samo­tra­cia alle navate di Notre Dame di Pari­gi alle poli­fo­nie orfiche di Mon­te­ver­di fino ai luo­ghi sacri che pun­tel­la­no e vivi­fi­ca­no l’immaginario d’Europa, dalle foreste incan­tate di Bro­cé­liande, sede dei cicli artu­ria­ni bre­to­ni, al War­th­burg ger­ma­ni­co, al Monte Pala­ti­no di Roma : altret­tan­ti sono i foco­lai di spi­ri­tua­li­tà e le sor­gen­ti di ispi­ra­zione tut­to­ra atti­va­bi­li, sen­tie­ri geo­fi­lo­so­fi­ci e sacri tut­to­ra acces­si­bi­li agli spi­ri­ti viven­ti, ai Vian­dan­ti per cui anco­ra val­ga il mot­to del­fi­co : conos­ci te stes­so…

Ques­ta pos­sente armo­nia di contra­ri, di contras­ti, di ombre e luci, di fughe sos­pen­sio­ni e ver­ti­gi­ni, di volte, di guglie ed archi, foreste, tem­pli, saghe, è un cos­mo esu­be­rante di forme, incar­na­to e ordi­na­to in tem­pi e tem­pli, secon­do rit­mi e riti. Media­trice cos­mi­ca di tale ope­ra di iscri­zione dell’invisibile nel visi­bile, l’Arte edi­fi­ca in un cos­mo che non conosce arbi­trio indi­vi­duale, né nel ges­to del­la crea­zione né nell’atto del­la frui­zione, igno­ra la dis­tin­zione di spa­zio pub­bli­co e pri­va­to, di un momen­to ‘este­ti­co’ che non sia anche illu­mi­na­zione sovrain­di­vi­duale, par­te­ci­pa­zione ana­go­gi­ca : essa stes­sa infat­ti è rito, simile all’atto fon­da­ti­vo del­la Polis garante del nos­tro abi­tare nel­la pax deo­rum.

Essa prende quin­di for­za e slan­cio nel­la cer­tez­za del dis­ve­la­men­to, ad ope­ra dell’artista ispi­ra­to dal­la divi­ni­tà, di una dimen­sione tras­cen­dente, di una ri-pre­sen­ta­zione sen­si­bile dell’inattingibile, di un dar­si fugace dell’essere nell’apparire delle forme − e rapisce ogni qual­vol­ta ci adden­tria­mo nelle selve di pie­tra di una cat­te­drale goti­ca o ci invo­lia­mo nel­la poli­fo­nia di suo­ni o nei labi­rin­ti voca­li dei maes­tri del baroc­co tedes­co o ita­lia­no.

Vive nell’arte occi­den­tale, nel ‘sen­tire’ euro­peo − è l’idea espres­sa con par­ti­co­lar for­za da Slo­bo­dan Des­pot e Chris­to­pher Gérard − come un’idea silen­zio­sa che dal grem­bo di eter­ni­tà mine­ra­li sca­tu­risce in lam­pi e diviene mar­mo, vena­tu­ra musi­cale, afo­ris­ma inizia­ti­co, cer­tez­za che per­corre come sca­ri­ca elet­tri­ca i fram­men­ti di Nico­las Gomez Davi­la, il nobile ‘euro­peo’ di Bogo­tà ama­to da Chris­to­pher Gérard, e sfol­go­ra in schegge di dia­mante come in ques­ta pre­zio­sa illu­mi­na­zione del­lo scrit­tore colom­bia­no, in cui tut­to, sem­pli­ce­mente, sem­bra det­to : “L’‘intuizione´ è la per­ce­zione dell’invisibile, come la ‘per­ce­zione’ è l’‘intuizione’ del visi­bile”.

Ebbene, ques­ta rela­zione pecu­liare con la Real­tà, è nos­tra, euro­pea, lati­na, gre­ca, cel­ti­ca e ger­ma­ni­ca, da Phi­lip Stein ad Adria­no Scian­ca viene ricor­da­to il valore sim­bo­li­co e magi­co degli “Hauts lieux euro­péens” che tra­pun­ta­no la nos­tra Ter­ra di luo­ghi ‘fata­li’, luo­ghi di rac­co­gli­men­to sacri, cos­mi­ci vas­cel­li di attin­gi­men­to, estra­zione e cele­bra­zione di forze celes­ti e tel­lu­riche.

Un simile rap­por­to con la Natu­ra e il Sacro, un ana­lo­go sta­tu­to delle facol­tà sen­si­bi­li e del­la fun­zione rap­pre­sen­ta­ti­va, tipi­co di ogni civil­tà tra­di­zio­nale, sem­bra far difet­to a quei mono­teis­mi che nega­no all’opera d’arte, alla crea­zione di forme, ques­ta capa­ci­tà di estra­zione ed ‘aper­tu­ra’, di evo­ca­zione e sim­bo­lo di una dimen­sione altra, non veden­do­vi altro che pec­ca­mi­no­sa ido­la­tria, igno­mi­nio­so culto di ido­li stra­nie­ri da abbat­tere.

Il non ‘rico­nos­ci­men­to’ dei luo­ghi, la ridu­zione del­la ter­ra a deser­to o quan­ti­tà inerte mani­po­la­bile a pia­ci­men­to, coniu­gan­do mono­teis­mo ico­no­clas­ta e razio­na­lis­mo car­te­sia­no, tro­va nell’ideologia cos­mo­po­li­ta e mer­ca­tis­ta del libe­ro com­mer­cio e del nuo­vo ordine mon­diale, nemi­co di fron­tiere popo­li e razze, l’esito poli­ti­co più per­ico­lo­so e devas­tante : la minac­cia di guer­ra totale dichia­ra­ta dall’Estremo Occi­dente ai popo­li euro­pei. A sua vol­ta l’irriconoscenza per il genius loci, la deser­ti­fi­ca­zione ambiente consen­ti­ta da un atteg­gia­men­to men­tale mate­ma­tiz­zante, intol­le­rante e dog­ma­ti­co, che tutte le dif­fe­renze abo­lisce in nome di un monis­mo uni­ver­sa­lis­ta, cor­ris­ponde, come è sta­to fat­to notare dai diver­si ora­to­ri, lo sguaia­to contro­can­to, il caco­fo­ni­co nichi­lis­mo dell’ “arte” contem­po­ra­nea, deie­zione mefi­ti­ca di una raz­za del­lo spi­ri­to spet­trale, por­ta­trice di disin­can­to ed estin­zione, mie­ti­trice di tutte le feb­bri e i mias­mi del­la moder­ni­tà, inca­pace di ascol­to dell’Invisibile, sor­da alla poli­fo­nia del Reale, impos­si­bi­li­ta­ta ad ani­mare forme, impo­tente a deci­frare le cor­ris­pon­denze del­la Natu­ra, a tras­fi­gu­rare in bel­lez­za le sot­ti­li dis­cor­danze del­la mate­ria.

Sciol­ta da ogni legame cos­mi­co, ma anche da ogni idea di natu­ra uma­na, essa si consi­de­ra arbi­tra del­la real­tà, pro-dut­trice di sé, del­la sua essen­za, e di ogget­ti egual­mente ab-nor­mi, invia­ti al consu­mo intel­let­tuale di addet­ti ai lavo­ri. Nega­trice di ogni real­tà che non sia mani­po­la­bile e tras­for­ma­bile a pia­ci­men­to, essa can­cel­la anche ogni pos­si­bi­li­tà di conos­cen­za e per­ce­zione, e la fun­zione rap­pre­sen­ta­ti­va, quan­do non è risuc­chia­ta dal­la pura vir­tua­li­tà, si affi­da alla ripe­ti­zione ipno­ti­ca e feti­cis­ti­ca degli ogget­ti del banale quo­ti­dia­no, pri­vi di luo­go e luce, inca­pace di ogni tras­fi­gu­ra­zione.

Se l’arte contem­po­ra­nea ‘este­tiz­za’ quin­di e rende pop il model­lo mon­dia­lis­ta di noma­di­ci­tà ed erran­za spet­trale, se rea­liz­za quel culto ido­la­tri­co del simu­la­cro rin­fac­cia­to ingius­ta­mente al paga­ne­si­mo, e che è invece la cifra dell’ultimo uomo nic­cia­no, ver­rebbe da chie­dere con una pun­ta di mali­zia, per­ché l’ISIS piut­tos­to che demo­lire siti archeo­lo­gi­ci di civil­tà super­io­ri, non abbia mai pen­sa­to di pren­dere di mira le defe­ca­zio­ni este­tiche dell’Occidente nichi­lis­ta contem­po­ra­neo. Per quan­to riguar­da invece noi, la doman­da, pos­ta anche da Adria­no Scian­ca è la seguente : è pos­si­bile uscire dall’impasse nichi­lis­ta, diret­ta res­pon­sa­bile del­lo smar­ri­men­to dell’essere e dell’estinzione del­la civil­tà, sen­za cadere nelle imi­ta­zio­ni fur­besche e cari­ca­tu­ra­li o nel sogni inge­nui e fatui di impos­si­bi­li ritor­ni al pas­sa­to − ste­ri­li e dan­nose figure del­la Ret­to­ri­ca più che di una vivente visione del mon­do ?

Mario Cecere

Voir aussi