Accueil | Colloque 2015 | La resistenza estetica per salvare l’Occidente dalla barbarie

La resistenza estetica per salvare l’Occidente dalla barbarie

La resistenza estetica per salvare l'Occidente dalla barbarie

Si tratta di quella comunità metapolitica erede della Nouvelle Droite riattivata dalla morte volontaria che Dominique Venner si è dato il 21 maggio 2013, nella cattedrale di Notre Dame. Un gesto che voleva essere di protesta, ma anche di fondazione.

Uno dei frut­ti in posi­ti­vo di quell’at­to sacri­fi­cale è sta­ta la crea­zione dell’Ins­ti­tut Iliade, un “isti­tu­to per la lun­ga memo­ria euro­pea” che ricor­da – a comin­ciare dall’a­cro­ni­mo elle­ni­ciz­zante – il vec­chio Grece, di cui Ven­ner fu per­al­tro inter­lo­cu­tore pre­zio­so. Saba­to 25 aprile, l’I­liade orga­niz­za a Pari­gi, pres­so l’aus­te­ra Mai­son de la Chi­mie, uno dei suoi even­ti annua­li, un col­loque sull’u­ni­ver­so este­ti­co degli euro­pei. Fra i rela­to­ri, il posto d’o­nore è riser­va­to ad Alain de Benoist, oltre che a una serie di rela­to­ri pro­ve­nien­ti da tut­ta Euro­pa : dal por­to­ghese Duarte Bran­quin­ho allo spa­gno­lo Javier Por­tel­la, fino al tedes­co Phi­lip Stein (l’I­ta­lia sarà rap­pre­sen­ta­ta da chi scrive).

La pros­pet­ti­va, come si vede, è meta­po­li­ti­ca, dove il “meta” domi­na lar­ga­mente sul “poli­ti­co”: l’a­zione è pen­sa­ta per i tem­pi lun­ghi, si lavo­ra sui fon­da­men­ta­li, anche se l’e­vo­ca­zione espli­ci­ta del­la furia ico­no­clas­ta del­lo Sta­to isla­mi­co cata­pul­ta l’e­ven­to nel cuore dell’at­tua­li­tà più pres­sante. La bel­lez­za sal­verà il mon­do, come dico­no Fëdor Dos­toevs­kij e Mat­teo Ren­zi ? Forse non da sola, ma sen­za una ribel­lione anche este­ti­ca, sen­za una per­ce­zione imme­dia­ta di chi si è e di come si strut­tu­ra il pro­prio oriz­zonte di sen­so, ogni rivol­ta si riduce imme­dia­ta­mente a vani­lo­quio sui “dirit­ti” e sul­la “digni­tà”. “La riaf­fer­ma­zione del nos­tro uni­ver­so este­ti­co, e dunque eti­co – ha spie­ga­to in un’in­ter­vis­ta il por­ta­voce dell’I­liade, Gré­goire Gam­bier – ci appare come impe­ra­ti­va.

L’arte euro­pea è fon­da­men­tal­mente un’arte del­la rap­pre­sen­ta­zione dell’uo­mo e di Dio. È a un tem­po il ter­re­no e il vet­tore di una visione del mon­do in cui la bel­lez­za e il sacro sono indis­so­cia­bi­li. E in cui in par­ti­co­lar modo la figu­ra del­la don­na, dal­la Dia­na cac­cia­trice alla Ver­gine Maria, dal­la dama di Bras­sem­pouy alla Venere di Bot­ti­cel­li, occu­pa un posto essen­ziale. Ora ques­ta spe­ci­fi­ci­tà plu­ri­mil­le­na­ria è oggi attac­ca­ta o nega­ta da due forme di tota­li­ta­ris­mo”. Che sono appun­to l’is­lam waha­bi­ta e fana­tiz­za­to e l’in­dus­tria cultu­rale, con le sue truffe del­la sedi­cente “arte contem­po­ra­nea”. Ma se la vio­len­za del ter­ro­ris­mo musul­ma­no è trop­po bar­ba­ri­ca per non evo­care una istin­ti­va cri­si di riget­to, il nul­la che intesse le fibre del­la fuf­fa “artis­ti­ca” che erode dall’in­ter­no il nos­tro oriz­zonte este­ti­co ris­chia di las­ciare segni più dura­tu­ri. Esiste uno spe­ci­fi­co sen­so este­ti­co dell’Eu­ro­pa e degli euro­pei ? La doman­da ris­chia di sem­brare blas­fe­ma, così come è oggi bes­tem­mia ogni inter­ro­ga­zione sull’i­den­ti­tà.

Su quel­la nos­tra, benin­te­so, per­ché poi si tro­verà sempre un cri­ti­co pron­to a van­tare le virtù dell’arte pri­mi­ti­va di qual­sia­si altro conti­nente. Gli indoeu­ro­pei sono gli uni­ci pri­mi­ti­vi dis­cri­mi­na­ti, dice­va Gemi­nel­lo Alvi. E gli euro­pei sono l’u­ni­co popo­lo a cui ven­ga garan­ti­to solo l’i­na­lie­na­bile dirit­to a non essere. A ques­to serve l’arte, in fin dei conti. A trac­ciare il per­ime­tro di un fronte dell’es­sere.

Adria­no Scian­ca
Source :
ilfoglio.it

Voir aussi